Attraverso questo form è possibile segnalare abusi e/o maltrattamenti a danno dei minori.

    La segnalazione può essere effettuata anche in maniera anonima. In ogni caso, le segnalazioni saranno tempestivamente verificate e inoltrate agli organi territoriali di competenza giuridica che procederanno con le opportune indagini.

    Qualora tu decida di fornirci i tuoi dati identificativi e un tuo recapito, il C.A.M. Telefono Azzurro potrebbe contattarti per richiedere ulteriori informazioni sulla tua segnalazione.

    Leggi la nostra Informativa sulla Privacy.

    Rispettami, non postare senza il mio permesso!

    #PrimaDiPostarePensa

    Il 20 novembre 1989 i rappresentanti di tutti gli Stati, riuniti nell’Assemblea Generale dell’O.N.U.,approvano all’unanimità la Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia, sottolineando che “l’umanità ha il dovere di dare al fanciullo il meglio di sé”.

    Per la prima volta i diritti dei bambini entrano a pieno titolo nel mondo giuridico internazionale, ad essi viene riconosciuta un’individualità, non più possesso dei genitori o prodotto dello stato. L’idea del bambino come soggetto di diritti piuttosto che come oggetto di tutela e protezione.

    Una serie di diritti universalmente riconosciuti e sanzionati, come il diritto al nome, alla sopravvivenza, alla salute, all’istruzione, vengono affiancati da diritti di nuova generazione, come il diritto all’identità del bambino, il rispetto della sua privacy, della sua dignità e della libertà d’espressione. Oggi, 20 novembre 2021, Giornata Internazionale per i Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, ben 32 anni dopo, questi diritti non vengono ancora del tutto rispettati, e lo dimostrano i risultati di uno studio sulla sicurezza in internet condotto da Microsoft nel 2020, su un campione di 12500 adolescenti in 25 paesi. Degli adolescenti intervistati, il 42% ha dichiarato di essere angosciato per quanto i loro genitori condividessero on-line, e l’11% credeva fosse un grosso problema nelle loro vite.

    Oggi tutto quello che facciamo passa costantemente sotto l’occhio del “Grande Fratello”(Orwell 1984), carichiamo foto/ video e scriviamo  quello che ci passa per la testa senza pensare alle conseguenze. Un gesto semplice come un click diventa un’impronta indelebile nel mondo digitale, e di conseguenza nelle loro vite. E passano dall’essere bambini belli e “seguiti”, ad essere bullizzati, resi protagonisti di meme infiniti. E tutto ciò accade senza il loro consenso. Quello che apparentemente può sembrare un gesto spontaneo e privo di cattiveria diventa SHARENTING, un fenomeno chiaro e sempre più preoccupante. Furto di informazioni personali, imbarazzo, bullismo, discriminazioni e violazione della privacy sono i rischi che i genitori devono conoscere prima di condividere informazioni sui propri figli sui social.

    L’Eurispes, l’istituto di studi Politici, Economici e Sociali, si domanda “è necessario pubblicare le foto dei propri figli?”

    La sovraesposizione dei minori aumenta i pericoli dell’adescamento ad opera di un adulto, fenomeno detto Child Grooming. Per questo “pubblicare dettagli di vita privata sui social rappresenta un’arma in più per chi avvicina i pargoli con l’intento di guadagnare la loro fiducia attraverso una finta conoscenza dei parenti”.

    Concludendo, cosa possiamo fare ?

    Evitare del tutto di condividere foto, video e informazioni dei bambini ed aspettare che i minori abbiano compiuto almeno 13 anni, l’età legale per avere un account sui social media, e ricevere il loro consenso. Soltanto in questo modo possiamo rispettare la Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia e tutelare le scelte del bambino.

    “Tutti i grandi sono stati bambini ma pochi di essi se ne ricordano”

    Il piccolo principe-Antoine de Saint-Exupéry

    Francesca Vinciguerra

    Riccardo Altomonte

    Tirocinanti C.A.M. Telefono Azzurro Salerno

    camtelefonoazzurrosalerno

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